non sono una fabbrica

Il tempo per scrivere un post sul blog per me è sempre coma andare alla ricerca del Santo Graal, soprattutto perché non sono una blogger o una scrittrice e sebbene mi piaccia scrivere, ci metto sempre tanto per impostare un testo che non sia troppo noioso e prolisso.

La mia recente avventura a Torino mi ha riportato lo stimolo a scrivere, un po’ perché il giorno del rientro è il giorno di relax, nonostante non si smetta di lavorare e ci siano tutte le cose da rimettere a posto e il caos casalingo da debellare dopo giornate di #lavorointensodellultimominuto :p un po’ perché è la giornata dedicata alle riflessioni.

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Domenica 2 aprile ho partecipato al primo evento handmade dell’anno. Quest’anno sono partita con l’idea di lavorare di più e sconfinare oltre le mie due regioni native, Marche e la Romagna. Così ho deciso di partire in quarta, come si dice dalle mie parti, e di andare a Torino per il San Salvario Emporium, che si è svolto in un unica giornata, quella di domenica appunto. E l’ho fatto tutto da sola, ho viaggiato da sola con la mia fedele macchina, ho allestito da sola e gestito la vendita da sola. Per fortuna sul posto ho potuto godere del supporto di qualche collega/amico che mi ha permesso di staccare per alcuni minuti. Lo confesso, quando sono partita da casa mi sentivo forte e ganza ma oggi penso solo: sono una pazza! Complice di questo pensiero è anche il fatto che l’evento non ha portato l’incasso che speravo, forse è stata colpa del brutto tempo, o forse a Torino non ho incontrato il target giusto per i miei prodotti. Insomma, non c’ho perso in denaro ma la fatica non è stata ripagata. Succede, non può andare sempre tutto bene, chi fa mercatini lo sa e capirà quello che intendo dire. Era da tempo che volevo provare a partecipare al San Salvario Emporium aggiungendoci anche il pretesto per visitare Torino e alla fine ho fatto quello che mi ero prefissata di fare.

Fortunatamente ieri Torino era illuminata e scaldata da un bel sole primaverile e cosi ho potuto ammirare la città a piedi, rilassandomi e portando la mente a nuove riflessioni nate da una frase che mi sono sentita dire più volte da più persone nella giornata di domenica: “i prezzi che fai sono troppo bassi”

Ecco.

Quando senti una frase una volta magari ti può sfuggire e non le dai peso ma quando torna ricorrente a farsi sentire coma un mantra cantato allora porta un messaggio ben chiaro. E il messaggio è: ti sta svalutando! Sì, e sto svalutando il mio lavoro. In effetti spesso do per scontato che le persone sappiano come viene realizzato un oggetto in ceramica, le ore che ci vogliono a modellare, levigare, dipingere ecc.. Perché penso che ad alcuni interessi solo l’oggetto bello e servito, come quello che puoi acquistare in uno dei tanti negozi di souvenir. Ma qui casca l’asino! E chi acquista oggetti da artigiani dovrebbe sempre lasciare spazio all’immaginazione e pensare che l’oggetto, un’aggetto ben fatto e di qualità, oltre il materiale, porta con sé una storia e parte di persona che, con le sue passioni, che si diverte a offrire la propria abilità manuale per poi vedere un sorriso nelle persone che andranno ad osservare e scegliere quell’oggetto.

Spesso ci si dimentica di questo, e talvolta sono io stessa a dimenticarmene, perché nell’ansia di non riuscire a guadagnare rischio di finire per fare cose in serie, con poca attenzione e con poco sentimento, come se fossi una fabbrica che deve riempire le scaffalature di negozi tutti uguali. Ma io non sono una fabbrica, l’artigianato è un’altra cosa. Provate a tenere in mano un’oggetto artigianale e uno fatto in serie e ditemi cosa sentite.

Scegliere di fare questo lavoro è una sfida quotidiana perché si deve educare le persone all’handmade, cercando di non perdersi tra quello che si piace fare e quello che ci fa guadagnare di più, al di là delle mode che richiede un discorso a parte, ma lo affronterò un altro momento.

Perciò quest’anno dovrò rivedere diverse cose a cominciare dalla rivalutazione dei miei prodotti e dal mio modo di lavorare. Mi dovrò sforzare a parlare un po’ di più (cosa che mi riesce piuttosto difficile ahimè..) e dovrò anche imparare a raccontare come nascono le mie creazioni, ricordandomi di non dare nulla per scontato su quello che faccio.

Insomma è in atto una piccola rivoluzione, e nel bene nel male il lavoro ne risentirà, alcuni storceranno il naso ma questo problema dell’autostima devo decidermi a risolverlo iniziando a darsi il giusto valore. La strada è lunga, ma dove c’è possibilità di crescita ed evoluzione è tutta vita 🙂

Al prossimo post! (se riesco a scriverne uno a stagione è già tanto :p)